Donne felici! Come gestire il senso di colpa




"Mi fa soffrire, ma non riesco a stare senza di lui”, oppure “Non è l’uomo per me, ma lui mi vuole bene che mi fa tenerezza e come faccio a lasciarlo...” , "l'ho lasciato ma mi senso in colpa e lui lo si sa, e raddoppia la dose, con ricatti psicologichi". Queste sono situazioni molto frequenti e appartengono soprattutto alle mondo femminile.

Innanzitutto, in ogni storia che vogliamo terminare, quando ci ritroviamo al passo decisivo, si deve capire e comprendere quale direzione vogliamo prendere: la felicità nostra e quella altrui oppure l'infelicità. 

Se avete già fatto chiarezza in voi e la fine di una relazione è chiara e lampante, ma vi sentite aggrovigliate negli strascichi  che vengono accompagnati da un senso di colpa per la paura di farlo soffrire, distacco dalla vostra routine, anche se dolorosa e da altri fattori, bisogna che proseguite la lettura scorrendo le ragioni sotto elencate

 

Le ragioni sono le più varie. Andiamo a vederle assieme:

Sicuramente c'è una compenente empatica altruistica, più o meno forte soprattutto, nelle donne. Una convinzione quasi sempre ingiustificata, di danneggiare l'altro. La componente sociale, educativa (e religiosa permettemi di dirlo). Siamo nati in società (parlo dell'occidente), dove chi hanno insegnato a dover convivere con il dolore e la sofferenza. No! Siamo venuti al mondo per essere felici e trasformare la sofferenza i gioia!

A livello più profondo è collegato, il senso di colpa, alla paura di una punizione interiorizzata da parte delle figure genitoriali di riferimento. Non vi è mai capitato di sentirvi dire " I bravi bambini fanno questo e quello....". Se non sarai un bravo bambino in qualche modo quindi ci sarà un sorta di punizione.

L'emozione del senso di colpa esprime, se è molto intensa paradossalmente una componente Narcisistica, perchè si vede solo il nostro dolore in realtà quando diciamo " E' tutta colpa mia", "non posso fargli questo", "non se lo merita".  Chiedetevi... E' davvero così? Non state soppravalutando le conseguenze della vostra ipotetica o futura azione?  Non pensate che magari, anche lui, potrebbe essere più felice?
Esercizio: provate a scrivere, e quindi a mettere nero su bianco, tutte le vostre intrepretazioni delle conseguenze nel lasciare il vostro lui. Si aprirà un ventaglio di espressioni e possibilità che neppure immaginatelo. Fatelo! E' molto utile. Vedrete che non accadrà una catastrofe. Vi sentirete più scariche e leggere, ridimensionando il problema.

Il senso di vuoto unito alla tenerezza. Sei proprio sicura che senza di te, il tuo partner non ce la farà ad andare avanti (e anche te)? Spesso nelle donne c'è la paura che la propria vita, se pur infelice, sarebbe un vuoto totale e anche quella del partner che potrebbe cadere in depressione, potrebbe sentirsi rovinato, danneggiato da voi. Provate a pensare invece che sia un nuovo inizio e come tutti gli inizi e cambiamenti fanno paura certo, ma ricominciate a dire: "da ora in poi"! E' sempre la cosa migliore  per il proprio benessere e per quello altrui? La vostra infelicità ricade anche su il vostro partner anche se non la palesate. E' davvero questo che volete? E' davvero questo il signiticato di voler bene all'altro?

Chiedetevi: ma ne vale davvero la pena di non essere felici e rimanere in questa situazione? Fate un esercizio, prendete un foglio e dividetelo a metà e pensate a tutti gli svantaggi e vantaggi nel terminare la storia. Anche qui vedrete che la situazione vi apparirà molto più chiara, oggettiva, non la giudicherete e prenderete una consapevolezza diversa e di conseguenza, sentirete un immediato benessere. 

Il controllo. La famosa tendenza ad avere il controllo su tutto. Parodossalmente il voler avere il controllo lo fa perdere, per questo vi sentite così angosciate. Bisogna imparare " a laciar scorrere le cose come un fiume che procede lentamente". Non si possono controllare emozioni, sentimenti, stati d'animo. E' un atto anche di presunzione e di poca indulgenza verso voi stesse. Chiedetevi sempre quando sopraggiunge la voglia di controllare: mi fa bene questa cosa? E' efficace al mio benessere?

A volte, prevale la sindrome della crocerossina per cui si crede, erroneamente, che lui sia così fragile da non poter vivere senza di noi. Così lui, ritenuto bisognoso di tutto, viene accudito e coccolato anche quando l’amore è finito. È lo spirito di abnegazione acuito anche dalla nostra tradizione religiosa. 

Tavolta sopraggiungono ragioni di tipo economico che vanno dalla mera sopravvivenza (motivazione molto diffusa, visti i tempi) al desiderio di non rinunciare a un determinato standard di vita. Mollando lui si potrebbe, per esempio, rischiare di venire estromessa dai “giri giusti”, dalla gente che conta e alla fin fine di venire additata come colei che non si capisce bene che cosa voglia, nella migliore delle ipotesi. Quindi, si sta con lui perché comunque “non mi fa mancare niente” e ci si tramuta in separati in casa, accettando, in alcuni casi, la farsa della coppia perfetta all’esterno.


Altre volte non volere fare un certo passo, significa che si è molto concentrate su se stesse, non ci si vuole interrogare sul serio, perché questo implicherebbe anche l’ammissione dei propri errori (non senso di colpa). La responsabilità di una storia finita, magari in proporzioni diverse, è sempre imputabile a entrambi.  

Un altro aspetto è molto interessante: pensate davvero che gli altri, anche ripensando a storie precedenti, si siano fatti o si faranno degli scrupoli, nel dire o comportarsi in una maniera che vi potrebbe far soffrire? Lo hanno fatto, pur non volendo certo il vostro male, ma lo hanno fatto e probabilmente lo potrebbero rifare. Non ci sono garanzie, neppure con una fede al dito, sull'andamento e il cammino di una storia d'amore. E' naturale che sia così.


Il giudizio altrui (e la paura di deludere le persone che vi vogliono bene), che si aggiunge e vi fanno venire questi pensieri: ho sbagliato anche questa volta, cosa penseranno gli altri? Diranno che non sono capace di gestire una storia, che faccio sempre qualcosa di sbagliato nelle mie relazioni affettive. Forse c'è qualcosa di sbagliato in me? Non c'è niente di sbagliato. Lo sapete solo voi. Affrancarsi dal giudizio altrui significa essere indipendenti e sicure della propria scelta e come tutte le scelte comporta sicuramente un dolore, perché significa lasciar andare qualcosa altro. Ma nel momento in cui accettete con il cuore di lasciare andare dicendo "Ti ringrazio di essermi stato accanto, ci siamo amati, ma adesso ognuno andrà per la propria strada, perché il nostro cammino insieme lo abbiamo fatto e lo ONORO". 

Riassumendo: quando vi sentita in colpa prima o dopo avere lasciato o terminato una storia d'amore, cosa dovete fare? 
1  Accogliere il senso di colpa (come ogni emozione). Se lo respingete o remate contro, il senso di colpa si amplificherà.

2 Trasformarlo in altro, vedendo i punti sopra e quindi, comprendere i motivi reali che sottostanno al senso di colpa, adottando così, lenti da vista NUOVE,

3 Ringraziare l'amore/la persona che c'è stato, 

4 Onorare la vostra Storia con una arrivederci, non un Addio!


Spero che vi sia stato tutto chiaro. 
Vi ricordo che sono presente su Instagram come @ladottoressadelcuore
il mio numero è 3207124993 per sedute in videochiamata dove possiamo risolvere problemi legati alla sfera affettiva e non solo. 


Con affetto!




Nessun commento:

Posta un commento

ladottoressadelcuore