Paura della paura: le 3 strategie da evitare





Riparto da me e dal mio fidanzamento ufficiale con la paura (della paura). 

Ottima amante, ma disattenta compagna nel quotidiano. Con la sua premura mi ha circuita, corteggiata ed intrappolata in un matrimonio decisamente infelice. Permettetemi quindi di offrivi un esempio attraverso la mia vita, con il cuore che si è frantumato dalla paura, con la quale ho fatto pace; una separazione consensuale, per farci ben volere da tutti.

Ma entriamo subito nella trama di questo film, tratto da una storia vera, quella di Gaia, aspirante psicologa con alle spalle un trascorso impanicato. Un thriller psicologico dove sono stata la protagonista principale, vincendo pure l’oscar.

Studentessa di psicologia, con annesse paure di ogni tipo; avevo l’imbarazzo della scelta, della serie ce l’ho tutte io, ma vi risparmio la lista penosa (dal piccione alla porta aperta). Ero non solo affamata di ogni articolo, libro, esperto che trattasse l’argomento, ma avevo ben chiaro tutto, ovvero la mia incapacità nel FARE effettivamente qualcosa di diverso nei confronti della paura che volevo a tutti costi fuggire.
  
Ho sofferto per 5 lunghi anni (giusto appunto gli anni dell’università), di ansia e attacchi di panico (spesso camminano a braccetto), che si manifestavano quando mi mettevo alla guida della macchina o prendevo semplicemente un treno. Nessuna avvisaglia, e come un passeggero oscuro il panico arrivava puntualmente, aveva sempre un posto riservato,  bloccandomi completamente, ma un bel giorno, mi sono detta: “mi sono stancata di vivere in questo modo” e la disperazione mi ha portato a rivolgermi direttamente al panico stesso (e non solo): “vieni gli dissi, vieni una buona volta e facciamola finita…E da allora il panico se n’è andato”.

Può sembrare magico e assurdo. Non lo è! Sono ritornata a vivere dopo aver attraversato un oceano di sofferenza teleguidato dalla mia mente. Lei era la mia padrona ed io la sua serva.

La svolta? Ribaltare le soluzioni psicologiche tradizionali di “distrazione dal problema” agite, mettendo in atto tecniche che non appartengono alla psicoterapia ortodossa. Una logica strategica, dove  il suo principio ispiratore è quello di invitare il nemico in casa tua, solo così lo potrai sconfiggere. E da quel giorno, quella realtà minacciosa è diventata gestibile (dopo un bel giro di schiaffi).

Sembrerà inverosimile, folle, ma grazie al panico e alla paura della paura aggiungerei, ho attivato risorse nel fare qualcosa che fino ad allora sembrava impossibile.

Con un distacco necessario, mi allontano dal trailer del mio film, per osservare nuovamente la paura, con occhi diversi, parlandone con voi, con l’augurio che possiate guardarla senza vergogna.

Ma cos’è la paura?Un’emozione e come tutte le emozioni è funzionale all’uomo (trattasi di emozione salva vita). Quando però supera un certo limite diviene patologica e diviene una stronza ad arte con il permesso di soggiorno dentro di voi! La paura estrema porta la persona a mettere in atto dei tentativi che, piuttosto che risolvere il problema lo mantengono e lo incrementano. La paura diviene così un’ombra sinistra che non abbandona mai.  Generalmente la stessa si manifesta in due modi: paura di morire o di impazzire.
  
Da qui nasce il famoso panico che può esser definito come la forma più estrema della paura. Chi soffre di attacchi di questo tipo sa bene che andare nella farmacia sotto casa, (5 minuti di tempo effettivo), diventa un impresa ardua: se una persona comune riesce a percepire il tempo in modo corretto, chi soffre di panico percepisce la farmacia o il macellaio, come preferite, un viaggio lunghissimo pieno di insidie e nemici che non è in grado di affrontare.

La maggioranza di coloro che soffrono di un disturbo basato sulla paura, mette in atto tre strategie comportamentali che, se combinate fra loro, trasformano la paura da emozione adattiva a reazione disfunzionale.

Ma quali sono le 3 soluzioni che, non solo non funzionano (hanno un effetto di benessere a brevissimo termine), ma incrementano la paura?

1.    L’evitare ciò che ti fa paura perché il fuggire conferma la minacciosità di ciò che si è evitato. Anche se nel momento immediato la fuga fa diminuire l’ansia, questa strategia in realtà non è di aiuto anzi, a lungo andare, instaura un circolo vizioso invalidante. Oggi eviti una cosa, domani un’altra ed alla fine restringi sempre più la tua area di azione, che assume le dimensioni di una stanza.

2.   Richiedere aiuto ogni volta che ti trovi in situazioni che senti di non poter affrontare per l’ansia ad amici, parenti, partner,(lo sconosciuto che passa per strada). In questo modo ti confermi che da solo non ce la puoi fare; assumi così il ruolo di vittima e releghi la persona designata ad aiutarti al ruolo di salvatore cosa che, a lungo andare, crea frustrazione e abbassa l’autostima.

3.   Desiderio di controllo delle proprie emozioni nonché delle reazioni psicofisiologiche (battito cardiaco, sudorazione, salivazione azzerata…). I disturbi d’ansia, e soprattutto il panico, traggono la loro forza dal fatto che sembrano incontrollabili: arrivano quando vogliono, se ne vanno per poi ritornare (sadici egoisti).

Il cervello umano funziona in modalità  risparmio energetico quindi automaticamente attua ciò che già conosce e che reputa utile. A riguardo il life coach A. Robbins afferma: “se fai quello che hai sempre fatto, otterrai quello che hai sempre ottenuto”, per questo motivo a volte c’è bisogno di una persona che ci aiuti a vedere ciò che non siamo in grado di vedere, ossia altre strategie per quel problema, diventando consapevoli delle soluzioni diaboliche agite fino ad allora.

Se pensate che questa sia anche la vostra storia, se temete qualcosa al punto tale da veder compromesso qualche aspetto della vostra vita, ricordate che il modo migliore per vincere la paura è esporsi gradualmente alla situazione/oggetto temuto. Il tempo sarà il vostro migliore alleato, con l’abitudine, quello che prima era terrorizzante diverrà pauroso, poi ansioso e infine gestibile.  

Cito piacevolmente la frase del guru indiano Sri Yukteswar, per arrivare ad una conclusione degna antagonista della nostra aminemica paura: 

“La paura va sfidata, l’incontrollabile deve diventare controllabile, sei tu che devi controllare la paura perché è sempre e comunque un prodotto della tua mente! Guarda la paura in faccia e cesserà di turbarti”.

 Vi lascio ad una lettura molto interessante riguardo questo tema

cliccate qua sotto:
Del Prof. Giorgio Nardone 

La vostra affezionata dottoressa del cuore!

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