Sessualità tipica e atipica. Parliamone!



La sessualità è un argomento che può apparire irrilevante dal punto di vista sociale; un tema accattivante, ma sostanzialmente privato. Ed è proprio in questo campo di battaglia che mi voglio imbattere, ma soprattutto divertire (l’argomento me lo consente). 

Desidero parlare del piacere, con gran piacere, e del piacere della sessualità in modo provocatorio, non solo addentrandomi negli anfratti  silenziosi e scabrosi della sessualità come mai (forse), ne avete sentito parlare, ma decostruendo, il concetto psicologico di perversione.

Questo perché ritengo che sia giunto il momento che la sessualità  debba appartenere alla quotidianità di tutti quanti, ben sessualizzati e non. Cogliamo la mela del sesso, quella che Eva offrì ad Adamo. Non era certamente avvelenata come la mela che assaggiò Biancaneve, ma conteneva terribili conseguenze. Non soltanto la perdita dell’Eden, ma una delle cose più spontanee del mondo, il sesso appunto che sarebbe diventato un peccato. 
Che peccato!

In effetti non è facile  trovare un sano equilibrio nei confronti del piacere; spesso le persone mostrano atteggiamenti estremi e per questo vi ringrazio altrimenti non sarei a parlare di questo.
Esistono individui porta pietre che hanno impostato l’esistenza su una sessualità, ubbidiente, diligente, consumata, se tutto va bene una volta alla settimana, come gli ovuli vaginali che noi donne usiamo per pruriti vari, dovuti sia da quegli uomini che ci mordono come una rosticciana, sia  dagli altri maschietti alfa, omega e beta, che ci guardano con il cannocchiale per paura di scoprire il mistero che si nasconde sul monte di Venere.

Tralasciando per un attimo il trattato moderno di psicopatologia della sessualità, affondo la lama più affilata in questo puntata …Si fa ma non si fa!

Sessualità tipica e sessualità atipica. Premesso che per me non esistono, non possono esistere. 
 
Sento parlare in ogni dove di sessualità tipica e atipica e sorrido. Quella tipica in cosa consiste scusate? Qual è il suo posto? Sparo…Nelle posizioni del kamasutra scritta dal bon ton del sesso. Nel comodino con un vibratore avvolto in un centrino di uncinetto.

Quella umidiccia del sabato sera. Quella dallo slogan “less is more". Quella che si usa parlare ai bambini; questo si fa, questo non si fa, ma solo questo si fa perché rientra nella media aritmetica dell’andatura di cappa della sessualità. Quella del dovere coniugale, un’etichetta che assume le sembianze di un obbligo che fa perdere totalmente il gusto e azzera il desiderio. Quella che si riferisce ad una moda statistica, cioè al comportamento o al pensiero condiviso dalla maggior parte delle persone.

 Quella stereotipizzata, la sessualità tipica, che fa riferimento ad una considerazione morale, piuttosto che in base alla propria etica. Quella che coglie impreparati perché si presenta come una novità. Quella del medioevo cristiano in cui i piaceri della c
arne erano condannati perché distoglievano l’uomo dal raggiungimento della salvezza.

E qui arriva la sviolinata del vescovo tedesco Sant’Alberto Magno che si prende la briga di redigere una lista delle posizioni dell’amplesso, ordinandole dalla più peccaminosa (5) alla più consona (1):

5 Da dietro (perché? Occhio non vede cuore non duole)
4 Lato a lato (mi sfugge il lato giusto, non traviato)
3 Seduti (comodi, meglio se inginocchiati. Si potrebbe godere troppo)
2 In piedi (rigorosamente vestiti e pregando nel frattempo)
1 Missionario (colui che salva con il suo piacere, riportando il piacere sulla retta via)
Apperò questo pastorello! La sua classifica che adesso ci fa davvero sorridere, perché ancora oggi la più consona, la n.1, rimane quella universalmente e socialmente accettata e condivisa.
 
Inversamente,  la sessualità  atipica  è  quella vista dal lato B, deviante, maleducata, quella che ci fa ritornare liberi, che non ci lascia guardare indietro, quella che ci godere come un soprano specializzato sia nel canto lirico drammatico, che fa salire al re bemolle
sovracuto quando si arriva all’apice dell’orgasmo, sia nel canto baritonale  che scende al sol grave quando si arriva alla fase post coito. 

Quella che rimanda al piacere godereccio descritto da Boccaccio nelle sue novelle dove anche le sveltine non erano peccato. Quella dove le zone erogene si sono moltiplicate e l’erotizzazione del corpo è partito e si è diffuso dal bacio alla francese (la prima penetrazione).

Sospendo le considerazioni medioevali e liriche,  per calarmi nella prosa dei fatti. Parlare di sesso, dunque, è un po' come parlare di gusti in fatto di cibo: appetiti e preferenze variano da persona a persona, di paese in paese.

Quello che per alcuni è un tabù, per altri fa parte della quotidianità e definire un certo comportamento la norma, equivale a rinunciare a descrivere la ricchezza di sfumature della vita sessuale umana. Perversione come giudizio morale, rimprovero, insulto, diffamazione. E come ogni giudizio morale, muta a seconda dei costumi di ogni epoca e cultura (su ciò che è sessualmente accettabile e non).

Si può parlare, dunque, di perversione? Questo termine, anche per i non addetti ai lavori, viene accolto, oggigiorno,  con crescente sospetto e curiosità.
La differenza fra la vecchia e la nuova scuola di psicologia è che la prima si indigna per qualsiasi deviazione dalla norma religiosa, legale o consuetudinaria, mentre la seconda ha contribuito a dare una coscienza di classe ai perversi, i cosiddetti mutanti, una forma di sessualità minoritaria. 

La distinzione perverso/libertino è stata abbandonata sostituendo quella tra una sessualità secondo gli standard medi e una deviante dagli standard.
Le perversioni pertanto, tendono a essere considerate sempre meno come disturbi; si tratta solo di varianti dell’orientamento sessuale.

I sessuologi,  difatti, a partire da Freud che di sesso sembra ne facesse una pratica quotidiana e conscia, cercano di dimostrare che, lungi dall’essere  ristretti a piccole categorie di persone anormali, i comportamenti sessuali associati alle perversioni sono tratti comuni alla sessualità di tutti.  Dunque si potrebbe pensare all’inopportunità  di un impiego moralistico del termine perversione o deviazione sessuale.

Sarebbe utile aiutare le persone a svincolarsi dall'ignoranza e dagli stereotipi culturali. Coloro che vivono una sessualità definita estrema, sono individui deviati o semplicemente trasgressivi? Molti sessuologi descrivono accuratamente le perversioni, ma di fatto solo dagli psicoanalisti vengono le teorie, buone o cattive che siano.

La mia preferenza, come psicologa e come Gaia, non implica  affatto la condanna  di nessun approccio.
Non voglio portare acqua ad alcun fondamentalismo, psicoanalitico o antipsicoanalitico che sia.

Il dibattito non è semplice e non può esaurirsi in questo pezzo. Almeno non lo vorrei…E’ molto delicato e sottile. Il rischio di essere frainteso è alto, ma le cose comprensibili non hanno mai aiutato a capire e non hanno nessuno scopo, neppure divulgativo, pertanto mi limiterò, con mio sommo dispiacere, a terminare evidenziando che, in generale, non esiste un limite netto tra comportamento sessuale normale e patologico; una sessualità diversa non presuppone, infatti, necessariamente una situazione deviante/perversa.

 Il comportamento sessuale diventa problematico e deviante quando le fantasie da sperimentare sono accolte in modo diverso e quindi non condivise tra due persone (dove non c’è rispetto e consenso da parte di entrambe c’è  perversione)


Vi lascio il link sotto:
 

La vostra affezionata dottoressa del cuore!

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