Dipendenza affettiva. I Parte




A tutte le donne che sono alla ricerca costante di un bisogno d’amore chiamato "dipendenza affettiva" senza meta o dolce metà… Un amore che non ha le ali per aprirsi alla vita, perché quelle ali sono spezzate, dentro alla gabbia dove si sono rinchiuse.
A tutte quelle donne che si sentono in credito con l’amore, perché la vita le ha private di un amore sicuro, dove la loro bambina interiore ha urlato silenziosamente i propri bisogni, che non sono mai stati ascoltati….

Queste donne hanno un lutto interiore, che le fa sentire in diritto e dovere di amare ed essere amate, da qualunque uomo… Basta che ci sia. Una presenza rassicurante, anche un’ombra che appare e scompare. A loro basta poco purtroppo, perchè quel poco o tanto che hanno ricevuto, ha creato in loro una smania d’amore insicura, incostante, ambivalente, che non le fa mai sentire “a proprio agio”.  E’ stato concesso loro un amore difettoso, mancante,  pieno di premura nel non essere stato vicino a loro. Per questo si sentono “ non meritevoli” di una amore sano, e si accontentano del primo venuto.

Queste donne, convinte di poter amare, vivono una lotta interiore, piena di punti esclamativi e interrogativi. “Mi amerà? Sarò abbastanza per lui?  Sono all’altezza per quest’uomo?” … “Io lo voglio! Lo voglio a tutti i costi, anche se dovessi strisciare per terra, ed essere calpestata”. Una vocina che le sorprende ogni qualvolta, un uomo prova ad accarezzare il loro cuore. Dategli un nome, chiamatela dipendenza affettiva.. E' già un grande passo!

Ma se queste donne, da una parte sentono il costante bisogno di protezione, accudimento e attenzioni, dall’altra ne hanno una profonda paura, perché dentro di loro risiede un conflitto infantile che dice “non posso stare senza di lui” “posso vivere anche se di lui”.  Tra i due duellanti, purtroppo, non c’è nessun terzo che gode! Un combattimento che lacera il loro amor proprio, che le esaurisce, e le fa diventare delle “elemosinatrici” di amore.

Non possono chiamarlo amore,  il loro senso di vuoto è devastante, indulgente, pretenzioso e arrogante. Hanno talmente paura di essere abbandonate, che non riescono a fidarsi e ad affidarsi ad un uomo fino in fondo.  Ogni volta, per loro, è il grande amore, ma in cuor loro, sanno che amore non è. Ma fa male credere che sia così. Preferiscono non vedere e viversi a metà l’amore per sé stesse, pur di essere guardate da qualcuno.

Queste donne hanno la necessità impellente di essere viste, e di gridare “Guardate, io ci sono, io esisto! Soffro di dipendenza affettiva e allora?"


La potenziale perdita di un caro affetto, le fa diventare donatrici di amore a senso unico. Delle donne che si inchinano davanti al proprio partner, facendo in modo di esaudire ogni suo desiderio, anteponendo i propri bisogni.  Dentro i loro sentimenti, non esiste il divieto di sosta. Tutti possono entrare, basta che offrano un gesto di affetto, di attrazione, di interesse, anche solo un sorriso.
 

Queste donne hanno un lascia passare permanente per qualsiasi forma d’amore, basta che sia malsana. Vogliono andare in direzione dell’amore, ma nei fatti, prendono sempre la strada opposta.


A tutte queste donne, profondamente insicure, senza alcuna stima di loro stesse, dedico questo piccolo post degno di chiamarsi dipendenza affettiva. La mia dipendenza affettiva...



Un calvario dove mi sono sempre trovata ad essere la seconda scelta, o in fondo alla lista nelle priorità del mio partner.

Le radici di questo sindrome, sono ataviche e infantili, ferite mai guarite, basate sull’apprendimento di un rifiuto precoce legato alla propria inadeguatezza, e per questo si perpetuano nella relazione di coppia.
 
Queste donne amano l’altro idealizzato, lo stesso amore che hanno provato nella propria infanzia per un genitore irraggiungibile, che l’ hanno abbandonate, dal quale si sono sentite tradite. E guai a toccarglielo. Hanno bisogno di sentire che questa figura di riferimento è importante per loro, perché è stata l’unico esempio di come ha funzionato per loro l’amore. Demolire questa figura, equivale a perdere completamente la bussola!

Per questo, la dipendenza affettiva di queste donne si alimenta e si nutre del rifiuto, della svalutazione, dell’umiliazione, del dolore: non si tratta di provare piacere nel vivere tali difficoltà, ma di dare corpo al desiderio di essere in grado di cambiare l’altro, di convincerlo del proprio valore, di salvarlo, riuscendo a farsi amare da chi ama solo se stesso.
 
Per queste donne, amare un partner realmente affettuoso e gentile porta ad annoiarsi, invece lo stare sulla corda, il rifiuto, la mancanza di certezza muove il desiderio. Naturalmente, si tratta di valutazioni errate che alimentano e mantengono il disturbo.

Questo comportamento è ulteriormente aggravato da una attribuzione di colpe che non si hanno: “io sbaglio e per questo lui si comporta in questo modo”, “se solo fossi meno gelosa tutto questo non succederebbe”, “se ha urlato e mi ha offeso così è perchè io l’ho fatto innervosire, ho tirato la corda”.

Quante volte, mi sono tormentata nell'illusione di poter cambiare le cose e la persona. Sono stata portata a subire, e sopportare inutilmente per troppo tempo. Mi sono aggrappata ad una storia alimentandomi del rifiuto, negando me stessa, imprigionata nell'assurda convinzione di farmi amare da chi non voleva sapere di me, non poteva o non era in grado.
Da chi ha difficoltà, problemi, disagi eppure le donne dipendenti (ed io come ex dipendente) , crediamo di salvare. Da chi è irraggiungibile ma noi vogliamo avvicinare. Oppure saltiamo da una relazione all'altra senza realizzare mai un vero "incontro", perchè soffriamo per la fame d'amore, per la dipendenza affetiva.

Diventiamo "drogate" di relazioni tossiche, dipendenti affettivamente, nonostante ci facciano stare male e aggiungano solo dolore alla nostra vita. Affondiamo in una condizione di disperazione, paura, incertezza dalla quale non riusciamo a sottrarci, pur riconoscendola insoddisfacente: non possiamo farne a meno. Un amore autodistruttivo. 



Le cose da fare …  primi passi

Amare se stessi e a mettersi al centro della propria vita è la strada da intraprendere per passare dalla dipendenza all’indipendenza, ovvero concedersi la possibilità di farsi amare in modo sano e diventare sereni.

  • Fai qualcosa da solo: ricavati momenti e spazi in cui non è presente la persona a cui di solito ti appoggi.
  • Non spostare la dipendenza. Nel creare ambiti solo tuoi stai attento a non riproporre il solito schema: tu che ti appoggi a un’altra figura “forte e carismatica”.
  • Riscopri i tuoi interessi: ci sono cose che appartengono al tuo talento, vecchie passioni da ritrovare oppure nuove da scoprire. Sii disponibile e curioso.
  • Fa ciò che ti piace: nello sperimentarti come “persona singola”, senza “stampelle”, fai cose che ti appassionano. Il tuo cervello attingerà a un’energia capace di ampliare i suoi limiti.
  • Via i sensi di colpa: se per anni ti sei appoggiato a qualcuno - che dunque era disponibile - potresti sentire di tradirlo se non ti appoggi più. Non importa: scoprirai se ti vuole bene o se il tuo bisogno di lui serviva alla sua autostima.
  • Costruisci ogni giorno esperienze positive, che facciano nascere dentro di te, emozioni di benessere. Oltra a ciò, fai qualcosa che ti fa sentire AUTONOMA e in GRADO DI GESTIRE LA TUA VITA! 
  • Cambiare pensiero riguardo alla solitudine: può essere un'ottima alleata per far si che tu ti possa ALLENARE LA TUA MENTE, a stare bene con te, ad ascoltarti, a comprendere di cosa hai veramente bisogno.
  • Se necessario, fatti aiutare da un professionista: la psicoterapia è a volte la strada giusta, a patto che non  diventi... una nuova dipendenza!

La vostra affezionata dottoressa del cuore

Vi lascio sotto un sottofondo musicale che a me, smuove ancora quella dipendenza affettiva dalla quale sono guarita. Ma attenzione, è un attimo a ricascarci. Non esistono ex dipendendi affettive, ma dipendeti avvettiva che decidono di non volervo più essere.


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