La violenza nascosta delle donne...


La violenza nascosta delle donne: tutto quello che si dovrebbe sapere e conoscere....

Riparto da quella cameretta, che forse ricorderete, per riproporre il suono indicibile della parola violenza, e per similitudine con quella forma più sotterranea e ladra di vita, agita, in questo caso, sull’essere maschile. Rivedere me in quella stanza di un sottoscala, dalla quale non sono riuscita a fuggire, non può che farmi parlare a voce ALTA senza tanti concessioni né da una parte né dall’altra. Ogni notte, venivo strattonata e rinchiusa, per essere stata cattiva, in quello che ancora definisco loculo.

Ricordo ancora quella mano grande che soffocava la mano di una bambina di 7 anni, mentre con l’altra stringevo l’unica mia consolazione; il mio cuscino bianco, il mio gigante buono, intriso di lacrime. Una volta sbattuta quella porta, girata la chiave, completamente lasciata al buio, solo una finestra piccola dove filtrava l’immagine di un lampione, mi accovacciavo in posizione fetale, dopo essermi finita i polsi, sbattuti ripetutamente contro quella porta per lanciare questo appello al mio carnefice: “Aprimi ti prego, ho paura, non voglio morire qua dentro”. Le immagini sono ancora vivide, la ferita rimarginata, e quella follia perdonata.

Una violenza nascosta che non si può dimenticare

Questo scatto fotografico, ha la stessa ferocia nascosta della violenza al femminile che vuole emergere. Non ha voce spesso, come non l’ho avuta io. Nessuno sentiva, o forse nessuno voleva sentire proprio come accade oggi all’uomo che sta zitto, come dire… “Adesso tocca a me”.

Quando si parla di violenza nascosta questa parola viene molto più facilmente associata al maschile che al femminile e il maschile non ci sta o non ci sa stare. Probabilmente tollera con la bocca amara per aver scialacquato e violato la donna, la sua umanità che si è fatta carico di 500 anni di parole. 

Non è da trascurare, inoltre, un’altra plausibile spiegazione riguardo alla difficoltà dell’uomo a denunciare la violenza nascosta subita. Confessare di essere stato picchiato o maltrattato psicologicamente dalla donna (partner e non), verrebbe percepito come l’ammissione di scarsa virilità e comporterebbe un rischio di ridicolizzazione che molti uomini non vogliono correre.

Questo fenomeno dalle sembianza voluttuose proprie dell’essere donna resta dunque, ancora un tabù e spesso non viene discusso sia per la scarsa volontà degli uomini, che rinchiusi, come in quella mia stanza, sentono quasi vergogna e uno strano senso di accettazione nell’essere abusati, sia per un ulteriore preconcetto legato all’inaccettabilità di aspetti aggressivi o violenti nella donna che stereotipicamente, appartenendo al gentil sesso, risponde invece a canoni quali la dolcezza, la capacità di accadimento e la compiacenza.

La storia propone, difatti, profili di donne alle quali sono state attribuite le caratteristiche della vittima e di soggetto remissivo, che, se in passato sono state intese come una valida risposta sesso specifica, perdendo valore nell’attuale società, rischiano di agire per perpetuare inutili discriminazioni.

Abbiamo un’eredità culturale spesso informata o disinformata a seconda del messaggio socio-culturale che si vuole lanciare e che sembra essere sempre quello della normalizzazione della violenza femminile, abbassando così l’allarme sociale.

A conferma di ciò, proviamo ad immaginare… La scena di un uomo che schiaffeggia una donna non può essere accettata, non ha scusanti, suscita sdegno, scatena condanna pubblica, espulsione, biasimo collettivo. Doverosamente aggiungo che, a ruoli invertiti, tuttavia, la scena non suscita altrettanto sdegno ed uguali reazioni. Viene minimizzata, diviene perfino ironica: gli episodi di violenza diventano quindi proponibili, quando ne sono vittime gli uomini.
Desidero fortemente provare a ridare voce all’uomo, mostrando lui la brutalità più silente di cui le donne sono capaci, senza per questo temere che ciò significhi che le stesse meritano, le violenze che da secoli esse, più degli uomini, subiscono nei legami intimi e nella società in generale.

Questa disamina appare come una sciarada, un rompicapo che farà parlare molto e storcere la bocca a chi crede che questo accadimento è solo utopia, in cui è la donna a perpetrare (anche se i casi sono sicuramente più rari), la violenza nascosta sul partner, figli, sui pari, seppure con modalità più invisibili.

Il fenomeno della violenza nascosta delle donne sugli uomini è sicuramente più contenuto (almeno parlando di violenza fisica e di omicidio). Esso non viene investito della stessa attenzione della violenza degli uomini, anche se i fatti di cronaca riportano molte più donne vittime di aggressioni che uomini, non per una precisa scelta giornalistica, ma perché riportano quello che succede.

Passa il messaggio che la violenza femminile non esista, e se esiste è lieve e quindi, non viene percepita come un pericolo. In ogni caso è legittimata, sdoganata in un quieto vivere, dove persiste il dolore muto e segreto delle vittime e il bisogno di autoaffermazione e soggettività dell’identità femminile, che esprime un penoso malessere.

Le donne, dunque, sono diventate dei ripetitori aggressivi e violenti per purificare la loro identità calpestata? Si dovrebbe scardinare, sempre che sia possibile, non solo questo fenomeno al fine di evolvere il ruolo della figura della donna che si prende cura esclusivamente del benessere altrui ed è violenta solo per legittima difesa, ma per delineare un profilo più autentico e reale dell’odierno mondo femminile, che include zone d’ombra all’interno di uno scenario di ruoli sessuali in mutamento

Ci ritroviamo, difatti, nel pieno dell’imitazione e del travestimento, da parte della donna, non solo delle “maniere” più accordate al ruolo maschile, ma delle loro cattive abitudini.


La donna violenta, così come l’uomo, lo è anche in altre relazioni, basti pensare alle diverse forme in cui la violenza trova la sua espressione; dallo stalking, al bullismo, al mobbing sul lavoro (la maschia salvifica ed eroina), per arrivare perfino alla pedofilia

Ciò che è necessario differenziare sottolineare è la forma di violenza compiuta.
È decisamente superiore la percentuale di donne che riferisce di aver subito abusi sessuali, o di essere stata picchiata rispetto agli uomini che, invece, nominano più frequentemente la tortura psicologica sotto forma di umiliazioni, svalutazioni, intimidazioni e insulti. 

Sembra prevalere nella donna il tentativo di controllo che si manifesta attraverso la dominanza ovvero l’esercizio di autorità su tutto ciò che riguarda l’altro, le sue scelte e decisioni, la restrittività impedendo all’uomo la libertà di muoversi e la denigrazione, con atteggiamenti di disprezzo e critiche continue

Personalità, cultura o fisicità? Per me tutte e tre le risposte sono valide e si intersecano fra loro, più il quarto “perché” assai rilevante che rimanda alla relazione tra esperienze di abuso fisico e/o emotivo o di trascuratezza cronica, vissute nell’infanzia, e comportamenti violenti con i propri partner in età adulta.

Attacco o difesa? Qualcuno potrebbe aggiungere sui perché della violenza nascosta femminile. Svariati i fattori, alcuni già menzionati, altri rientrano in dinamiche psicologiche sottili e complesse, impossibili da sviscerare adesso. Sarebbe necessario un pezzo solo sui perché… Posso comunque rispondere fornendo le motivazioni più ricorrenti che includono la difficoltà a controllare le proprie emozioni, l’esigenza di manifestare la propria rabbia (repressa), l’eccesso di stress, il voler dare una risposta alle provocazioni dell’uomo e la vendetta per gli abusi subiti in passato.

Vorrei concludere esprimendo un pensiero che rimanda al film “Monster” che racchiude i tanti perché, le analisi e le riflessioni di questo pezzo, lasciandoci forse qualcosa in più. L’angelica Charlize Theron “cambia d’abito” ed si trasforma in una serial killer. Ci sarà tregua per questi “apparenti mostri”? Non so… Sicuramente credo che ciascuno di noi possa scegliere se restare vittima, carnefice o liberarsi dalla propria storia e dalla nostra storia…


Vi ringazio se siete riusciti a sopravvivere alla violenza nascosta delle donne. 

Vi lascio sotto il link al trailer del film "Monster" con la locandina, che tratta questo argomento. E' tratto da una storia vera...

Clicca sotto:
Film Monster - Trailer 


 

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