Le ferite dei non amati


Mi vesto di abiti antichi per rispolverare un dolore moderno, quello dei “non amati”. Una ferita ora che non brucia più, ma spero che il ricordo ancora vivo del suo dolore possa illuminare ciò che intendo scrivere.

La mia storia è la storia di tutte le persone che, nel corso di tutta la vita, non sono riuscite e non riescono a pensare e tanto meno a dire “non sono stato amato”. Una frase come questa, terribile, distruttiva, non può affiorare nel silenzio di un dialogo interiore. Eppure, la sua fondamentale verità cerca incessantemente di esprimersi, poiché la via più breve, quella della esplicita affermazione, le è preclusa. La consapevolezza del proprio “essere non amato” si apre complicate vie di fuga. Lo scenario è un vuoto affettivo che si cela dietro molte maschere.

In un senso più profondo, questa verità vale anche per coloro che non sono stati amati a sufficienza, per chi è stato amato troppo o nel modo sbagliato. Tutto ciò, ostacola un amore libero perché solo la libertà genera amore. Le ferite dei non amati, sono molto profonde.

Per questo motivo… Porto ancora addosso una forma di anestesia corporea, la stessa che permeava tutti i miei cinque sensi nel momento in cui mia madre respingeva ogni richiesta di tenerezza e affetto. La stessa che mi ha permesso di non sentire e di proteggermi rispetto ad una ferita troppo grande per due occhi troppo piccoli. Ricordo ancora le sue braccia nervose ed infastidite, quasi imbarazzate, quando cercavo di accovacciarmi sulle sue gambe. Mi sono ritrovata ad elemosinare quotidiane dosi di amore.

Ritorno così, al mio stato di “non amata”che c’è alla base dell’incapacità di vivere di una persona. La stessa di mia madre, priva di qualsiasi strumento affettivo, che non le ha permesso di cogliere il rapporto sentimentale più importante: quello con sua figlia.
Questa sensazione, da parte mia, è stata repressa proprio in quanto decisiva per il mio equilibrio emotivo. Quando infine sono riuscita ad ammetterla, ha rivelato tutta la sua prepotente dominanza. 

Tuttavia il processo di guarigione, è iniziato nel momento in cui sono stata in grado di riconoscerla e legittimarla. Darle voce è stato il primo atto d’amore e di rispetto verso questo dolore che ho teso ad allontanare. Come? Attraverso forme di occultamento che hanno preso le fattezze di vere e  proprie maschere, che ho indossato senza averne minimante consapevolezza.

“La ferita risana, la cicatrice resta” diceva Seneca… Resta nel momento in cui, come ho detto sopra, si costruiscono nel tempo, delle maschere per non vedere allo specchio le paure che rimangono intatte nell’anima di coloro che sentono una qualsiasi forma di vuoto affettivo… Non importa l’intensità, non importa la quantità di amore ricevuto o perso…

Ma quali sono le ferite dei non amati? 

Le mie…Quelle dei “non amati”, coloro che sono stati svuotati e ripuliti di affetti necessari alla propria crescita ed evoluzione interiore.
Queste ferite sono state procurate dalle persone più vicine (i nostri genitori), in modo inconsapevole, molto spesso loro stessi sono stati oggetto di questa dinamica a loro tempo nell’infanzia, ma non avendola vista e modificata, l’hanno riproposta automaticamente senza saperlo.

La maschera propone ai non amati un personaggio, con modi di pensare, di parlare, di proporre il corpo, di camminare, di respirare. E’ la risposta che quella bambina ha trovato a suo tempo, per sopravvivere nel modo migliore alla ferita; è un meccanismo di difesa, un modo per ritrovare un ruolo attivo e di controllo su una situazione subita, eccessivamente dolorosa.

Ciascuno di noi può avere più maschere, anche se generalmente ce n’è una, che risulta maggiormente predominante e strutturante rispetto alle altre. C’è quella del dipendente affettivo del maniaco del controllo, dell’anaffettivo e del narcisista. Tutte ugualmente dolorose, tutte che viaggiano in direzione opposta a quella della costruzione di una sana relazione.

Talvolta la ferita principale, quella più profonda, è quella meno visibile, si nasconde sotto altre più evidenti ed superficiali. Personalmente me le sono procurate tutte… Ad ognuna di esse ho dato un nome e una collocazione, per poterne disporre una volta guarita. 

Adesso posso utilizzarle come strumento di conoscenza e condividerle con voi e con i “non amati”… i reclusi affettivi, gli aventi diritto di qualche punto di vantaggio nella corsa all’amore.

La solitudine è il peggior nemico di chi ha vissuto la ferita d’abbandono durante l’infanzia. Ci sarà una costante attenzione alla carenza, che porterà chi ne ha sofferto ad abbandonare il suo partner o i suoi progetti quando ancora è presto, per paura di essere loro stessi quelli che verranno abbandonati. È una sorta di “ti lascio prima che sia tu a lasciare me”, “nessuno mi appoggia, non posso sopportare tutto questo”, “se vai via, non tornare”… Desolante e molto frustrante.

Il rifiuto… Chi soffre questa dolorosa esperienza sente di non meritare l’affetto né la comprensione di nessuno e si isola nel suo vuoto interiore per paura di essere non voluto. Diventa esso stesso“sfuggente”. Per questo motivo, è indispensabile lavorare sul proprio timore, sulle proprie paure interiori e sulle situazioni che generano panico. Altrimenti, anche in questo caso, l’amore sarà negato, non disponibile, come quando eravamo piccoli.

L’umiliazione… Questa ferita si genera dalla continua disapprovazione e critica che distrugge l’autostima infantile.  Il sentire di essere “sempre sbagliati” nei confronti della  vita.

I “non amati” come degli errori naturali, difettosi, mancanti di qualche ingranaggio strutturale, che impedisce di fare bene qualsiasi cosa. In questo modo, il tipo di personalità che si crea è totalmente dipendente da conferme esterne. “Io valgo in quanto tu (amore),  esisti…”.  E purtroppo, aggiungo, qualsiasi tipo di amore , anche quello più violento.

I problemi che abbiamo vissuto durante l’infanzia predicono come sarà la qualità della nostra vita sentimentale da adulti. L’amore libero, quello sano è concesso a pochi a mio avviso. La mia ricerca, quella di tutti i “non amati” (apparenti e reali), è stata quella, e deve esserlo tuttora,  di ricostruire un io “amabile”. Una sorta di riconciliazione tra la nostra parte ferita, quella dipendente da dolore, e quella intatta, che vuole parlare con la felicità.

Se io non mi amo abbastanza da desiderare e ricercare il meglio per me stesso, come posso sperare che altri provino per me un amore più grande di quello che mi concedo?
 
Per sentirsi degni di amore, bisogna riacquistare pregio ai propri occhi; e non vi è altro modo  di farlo, che quello di rimboccarsi le maniche, smettere di compatirsi e rialzare la testa, impegnandosi con ogni fibra a realizzare la propria evoluzione umana.
Solo un tale impegno ci renderà belli e desiderabili; solo così acquisteremo un valore evidente, che ci renderà amabili agli occhi dell'altro.

Solo così saremo persone libere dalla prigionia del “non amore”. E solo a quel punto, poiché il simile attira il simile, l'incontro fra due anime non sarà più una evasione fuggevole, capace magari di lasciarsi dietro delusione e amarezza, ma la comunione di due anime desiderose e capaci di arricchirsi reciprocamente, di donarsi l'un l'altra, di scegliere di amarsi, ogni giorno.


MENZIONE D’AMORE
A  mia madre, e al suo coraggio di lasciar andare la sua vita,  per rendere libera la mia. Anche questo è amore; quando i sensi si indeboliscono, un altro si rafforza. La memoria. Essa diviene tua compagna. Tu l’alimenti, tu la serbi, ci danzi assieme. La vita deve avere un termine, l’amore no. Seppure non ne conservi il ricordo cosciente, sento vivamente il legame corporeo che ci ha unite. A volte percepisco il tepore che mi avvolge mentre alberga comodamente dentro il mio ricordo. Perdonami, mamma, per queste lacrime, è che oggi sento più forte il bisogno di abbracciarti e, invece, posso star qui soltanto a sognarti.



Sopravvivere ai sentimenti significa anche questo: dotarsi di grande ironia e autoironia, per andare avanti e comprendere sempre di più chi siamo e dove vogliamo andare, nonostante le ferite di noi "non amati"

La vostra affezionata dottoressa del cuore 

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