Dalla dipendenza affettiva alla violenza


Dalla dipendenza affettiva alla violenza...Questo è un tema a me molto caro, come avrete intuito, e familiare, con il quale ho danzato per molti anni, e il ballo non è stato quello elegante che si volge in un castello, ma un ballo acrobatico, che mi ha scaraventato su un divano, in una camera chiusa a chiave.

La mia (ex)storia, con appello!
Perché mi pervade un vuoto immenso, quando ho sempre fatto di tutto per meritare la felicità? Che cosa mi spinge ad avere tanto bisogno di essere amata? Perché la solitudine mi fa tanta paura? Com’è possibile che ogni affetto diventi il grande amore? Perché mi sento sempre fuori posto?  Sono arrivata a pormi queste domande a furia di vivere una vita di alti e bassi, completamente dissociata e anestetizzata, dove le emozioni erano solo di intralcio. Prendendo coscienza di schemi che si ripetevano sul genere“io senza te non vivo…” , la mia felicità, mi scivolava via dalle dita.

Sono riuscita a darmi un nome, perché quando chiamavo “Gaia”, non rispondevo più. Sono una dipendente affettiva cronica, mi sono detta allo specchio; “love addiction” per gli amanti del tecnicismo. Sono l’altra metà di qualcuno, l’innamorata a senso unico (e con divieto di sosta) che vive per procura, l’invalida d’amore al 100% che ha bisogno di stampelle per camminare con un uomo. Avendo preso coscienza di essere in questa situazione, ho scelto di non lasciarmi limitare dalla dipendenza affettiva, bensì di andarmi a cercare tutti gli strumenti e risorse, dentro e fuori di me, per liberarmi dalla morsa che questo tumore aveva nella mia vita.

Dopo vari anni di cammino, durante i quali sono entrata in contatto non solo con i miei salvatori e carnefici, ma con numerosi dipendenti affettivi, con in quali ho giocato a “ chi stava messo peggio”, ho scelto di condividere con voi non solo la realtà della dipendenza affettiva, ma anche lo scenario della violenza, che può scaturire da un rapporto dipendente, dove molte donne subiscono senza rapporto di consegna al mittente.

Oggi più che mai il tema della violenza sulle donne, psicologica o fisica che sia, è una vera e propria emergenza sociale oltre che personale. Per questo è importante parlare di consapevolezza perché ciò di cui si fatica ancora oggi a capire riguarda cosa spinge molte donne a non chiedere aiuto, a non liberarsi dal proprio aguzzino ed a proseguire, quasi masochisticamente, nelle loro relazioni “malate”.

Certo, spesso è la paura a far sì che non vengano esplicitate delle vere e proprie richieste di aiuto, ma non si parla ancora di quanto dietro a questi fatti si nascondano spesso problematiche di dipendenza affettiva. Le persone che ne soffrono per farsi ben volere sono disposte a fare cose spiacevoli e degradanti e, pur di stare “nell’orbita dell’altro”, possono accettare situazioni per chiunque intollerabili, persino farsi picchiare, come è successo a me, in quanto “donna parlante e con delle idee”…

Ricordo ancora quando proposi al mio ex di fare terapia di coppia, e lui con lo sguardo accecato dalla rabbia, mi prese a schiaffi, gonfiandomi di botte, tanto farmi fare una spedizione punitiva in pronto soccorso. Come potevo difendermi da un uomo che amavo? Purtroppo per il dipendente, il rimedio è peggiore del male che cerca di fuggire. Come nel mio caso, la “droga”, un essere a cui ci si aggrappa alla follia, non è sufficientemente durevole e permanente da offrire una fuga perpetua; la realtà si ripresenta di corsa, la sofferenza segue come la peste. 

Questo insaziabile desiderio di esistere per e attraverso un essere diverso da sé, conduce solitamente a un liberticidio e a una perdita sempre maggiore della propria autonomia. La dipendenza rappresenta una scorciatoia verso un benessere più o meno transitorio; una futile e incontrollata ricerca della felicità a breve termine.
La dipendenza affettiva nasce solitamente in un contesta familiare, protetto (da cosa, da chi?), dove i partecipanti sono i tuoi cari.

Abusi di ogni tipo, mi hanno fatto crescere pensando che l’amore fosse solo questo. Sono dipesa per anni sia da quest’uomo, sia da amori aggressivi e violenti. Il senso di abbandono e la paura conseguenti, hanno dato libera uscita alla dipendenza affettiva e nel cercare rifugio in rapporti, dove io dipendevo sempre da qualcuno per ricercare quell’amore, se pur straziante, ma conosciuto e idealizzato.

Quante siete amiche Donne che non riuscite a fare a meno di questi uomini che, in cambio di sporadici atteggiamenti affettuosi, pretendono da voi una sottomissione, una subordinazione che può essere espressa attraverso un’aggressione fisica oppure con una “schiavitù psicologica”.

La verità è che, spesso, è proprio la dipendenza affettiva da legami amorosi “morbosi” a far sì che Noi Donne non riusciamo a trovare una via d’uscita o una valida alternativa al clima di terrore che viviamo quotidianamente. Da qui l’importanza di partire dall’informazione, spiegare alle donne cos’è la dipendenza affettiva, perché possano essere più consapevoli del loro comportamento spesso incoerente di fronte al maltrattamento.

Forse, ripeto forse, discutendo di questa dipendenza affettiva potremmo provare a guardare al problema da un altro punto di vista e, magari, concentrarsi sulla prevenzione, anziché sempre e comunque sull’intervento di risoluzione del problema. Nella patologia dell’amore dipendente, la chiave dei maltrattamenti è sempre la stessa: un partner è problematico, violento, manipolatore, l’altro devoto, sottomesso, annullato. La dipendenza affettiva è la risposta alla domanda “perché le donne vittime di violenza non lasciano i loro carnefici?”
Tutte le donne sono potenzialmente esposte, perché nella nostra società, durante il processo di crescita, i maschi sono spinti alla ricerca del successo personale (successo lavorativo), mentre le bambine vengono educate a soddisfare i bisogni altrui (creazione di una famiglia).
Da qui nasce la disponibilità della donna ad accettare compromessi pur di non rinunciare agli affetti, pur di rimanere nel ruolo prefissato e socialmente imposto.
Generalmente si crede che l'amore mantenga al sicuro dalla violenza, che colui che ama veramente non può danneggiare l'altro. Purtroppo questo è un concetto idealizzato.
In realtà anche nell'affetto ci può essere manipolazione e danno.

Ci sono affetti che distruggono senza smettere per questo di essere affetti. Come l’amore dell’uomo che mi ha devastato la vita. Ho sempre pensato che quell’amore violento, fosse l’unica strada percorribile e non ho fatto che cadere. Sono rimasta sdraiata per anni, poi ho trovato le abilità per imparare a rialzarmi… Questo è quello che mi auguro possiate fare voi donne; amiche, lettrici, madri, mogli, figlie, compagne. Il mio cuore è con voi, come le mie ferite e i miei lividi, di cui è rimasto il segno, ma non il dolore.




Conclusione: Se un uomo è violento, assente, trascurante, ripetutamente infedele, bugiardo, maltrattante, non cambierà (almeno che non intraprenda un percorso terapeutico). Mettiamocelo in testa. Siamo portatrici sane di amore, non di sussidio psicologico. Nessuno di noi è la cura per nessuno. Se dovete amare troppo qualcuno, amate voi stesse e non consentite a nessuno di schiacciarvi. Ed in un ultimo, la frase più importante da ripetere come un mantra: ogni giorno, guardatevi allo specchio, dite il vostro nome e aggiungete “Ti voglio bene e ti accetto esattamente per quello che sei”.
Il percorso di guarigione dalla dipendenza affettiva è tortuoso (ho iniziato a scrivere qualche post, e anche un libro che mi auguro posso essere pubblicato) 


Spesso ci metto la faccia, non ho paura, mi sento forte di questo.  
 La vostra affezionata dottoressa del cuore

Sotto un video breve che l'ho fatto per voi 


 

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