Abbracciare la felicità quando capita


Abbracciare la felicità e facciamoci caso quando capita, anche durante la giornata....

Sono onorata di aver avuto il piacere di chiaccherare con questa giornalista e scrittrice che personalmente ADORO!

La vita va vissuta pienamente, senza mai smettere di cercare la felicità. Un percorso che deve durare tutta la vita.

Ci sono donne felici, che rimangono tali, grazie alla gioia che coltivano, e curano, durante gli anni. E' una strada che non si dovrebbe mai smettere di percorrere. La felicità sta nel non perdere mai di vista se stesse e i propri sogni, anche quelli più inconfessabili e prepotenti, che riguardano il proprio cambiamento interiore. L'adolescienziale e impavida attitudine ad osare sempre, a rimettersi in gioco, a costruire un benessere che si sviluppa durante le diverse tappe della vita, si dovrebbe coltivare costantemente. La scrittrice Lidia Ravera, si racconta e ci racconta, la sua storia, la sua ricetta per trovare o riscosprire il proprio benessere e per raggiungere uno stato di felicità duratura, senza nascondersi, senza indietreggiare. Le sue parole, come i suoi libri, sono un inno alla vita e al coraggio di rinnovarsi, sempre!


“Eppure crescere (cambiare, migliorare, ecc...), è possibile fino all'ultimo respiro”

Lidia Ravera 




Lidia Ravera è nata a Torino. Ha raggiunto la notorietà nel 1976 con il suo romanzo d’esordio Porci con le ali, manifesto di una generazione e longseller con due milioni e mezzo di copie vendute in trent’anni (oggi disponibile nei Tascabili Bompiani e in versione graphic novel sempre presso Bompiani). Ha scritto ventinove opere di narrativa (gli ultimi due romanzi, Piangi pure e Gli scaduti, sono nel catalogo Bompiani). Ha lavorato per il cinema, il teatro e la televisione. Da Piangi pure è stato tratto lo spettacolo teatrale Nuda proprietà, per la regia di Emanuela Giordano, con Lella Costa e Paolo Calabresi.



Nell'intervista con la scrittrice Lidia Ravera, noi donne possiamo trovare spunti di riflessione, non solo per avvicinarsi ad abbracciare la felicità e al benessere in termini puramente qualitativi, ma allo stesso tempo, comprendere cosa significhi davvero la “Felicità”, quella che perdura nel tempo, con piccole soste per rigenerarsi.
“Esattamente ai tempi di Porci con le ali, più che cercare la felicità, cercavo di sfuggire all’infelicità. Succede, a vent’anni. Poi te lo scordi, ma succede.”
E' vero....Poi ce lo scordiamo, tutte quante. Sfuggire all'infelicità, risuona come un adorabile ascolto continuo di sé, delle nostre emozioni, per togliere via il superfluo, costruendo momenti, situazioni, relazioni, passioni, che risultano essere quello che davvero ci gratifica; ciò di cui abbiamo realmente bisogno, non ciò che desideriamo.

Ci sono diverse fasi nella vita, che disegnano, l'evoluzione verso ciò che desideriamo esprimere, coerentemente con la nostra persona, e la crescita verso nuove riflessioni sulla vita, l'amore e su di se. Lidia Ravera, attraverso I suoi libri, ci fornisce, le tappe della sua costruzione, come donna e non solo...
Prima tappa (“Ammazzare il tempo”)...A 26 anni, cercavo di accettare il passaggio dall’adolescenza all’età adulta . Seconda tappa (“Nè giovani nè vecchi”) ...A 44 anni, dove analizzavo: i giovani, i nè giovani nè vecchi, e i vecchi. E incominciavo a provare a riqualificare l’ultimo tratto, a non averne paura. Terza tappa (“La festa è finita”), dove mi avvicinavo cautamente ai 50, facevo due conti con la mia generazione. Quarta tappa (“Eterna Ragazza”), storia d’amore imprevedibile fra cinquantenni, nonostante la concorrenza di una giovane spietatamente egocentrica. Quinta tappa (“Piangi pure”), storia d’amore fra una vera vecchia (79 anni), e un malato terminale (credibilmente capace di far innamorare e amare, a dispetto di tutto) . La conclusione a cui mi hanno portata è quella incisa sulla copertina de IL TERZO TEMPO: “non si perde la grazia. Nemmeno quando si arriva in fondo”

Mi interrogo spesso sulla parola “Felicità”, e cerco di praticarla il più possibile. Credo sia importante, molto importante questa riflessione, scaturita dall'intervista con la scrittrice, sulla questione di cosa possa essere davvero; molti parlano di serenità. Forse questa parola, per noi è troppo altisonante, fa quasi paura, allora ci limitiano alla ricerca di uno stato costante di equilibrio (che tra l'altro sarebbe già un grande traguardo).  Di seguito tre consigli di Lidia Ravera, per aprirsi alla vita: “Guardare è più importante che essere guardate. Imparate a guardare! Mentite il meno possibile agli altri. Mai a voi stesse. Cercate pure la felicità, ma imparate a riconoscerla nei dettagli.” La felicità, dunque ci può “capitare”, ma è un atto d'amore verso se stesse. “Bisogna predisporsi ad accoglierla, mente aperta. Curiosità. Nessuna barriera. Per essere felici bisogna avere il coraggio di non esserlo. Non ci è data “di serie” la felicità, è un optional. Abbracciare la felicità... Basterebbe comprendere il fatto che la vita ha un termine; che nasciamo, cresciamo, maturiamo, invecchiamo e moriamo per impedirci di essere felici. La felicità va cercata dentro il limite e nonostante il limite.”

Ognuno di noi trova poi, la propria “terapia della felicità”, proprio coma Lidia Ravera quando dice
La scrittura è il mio strumento di ricerca. Il mio piacere. Il mio vizio segreto. E’ il solo modo che conosco per mettere ordine. Per amare gli altri. Per perdonare me stessa.
Ricordiamoci che siamo perfettamente dotati e che abbiamo tutte le potenzialità e qualità, per costruirci degli spazi personali, dove nessuno può entrare, di autentica gratificazione. Se poi, come è accaduto alla scrittrice, ci sono delle conferme esterne, meglio ancora, ma non deve essere questo il fine ultimo, per coltivare ciò che amiamo.
Mai smettere di essere curiosi, di andare avanti dunque, senza guardare lo specchietto retrivosore. Non possono che risuonarmi, come un tamburo, queste parole di Lidia Ravera, che sembrano un grido alla vita  Io sono una che cerca, che studia, che si studia di migliorare, di capire. Il mio abbracciare la felicità coincide con la mia inquietudine. Non sto mai ferma. Non mi accontento. Non mi rassegno. Guardo avanti. E se quello che vedo mi spaventa, guardo avanti lo stesso. Ero così a 12 anni e sono così adesso. Però sono diventata più forte.

Sull'amore si scrive, si parla, ma soprattutto si ama (e forse è questo l'aspetto più bello). Tavolta sembra essere un dettame, una serie di regole, dove non ci sono eccezioni. Bisognerebbe ricordarsi che, se nella ricerca dell'amore, si desidera solo il piacere e la tranquillità, allora potremmo averne costantemente paura, abbandonando, così l'idea di viverlo appieno. Così ci spiega Lidia Ravera...
“La ricerca dell’amore è forse il più importante, fra i motori che ci fanno procedere nel cammino. Ci sono tanti tipi di amore. Il modello unico, lui e lei, formato San Valentino, è parecchio riduttivo. Mi accompagno da molti anni con un uomo di cui ho messo a punto un benevolo ritratto ne “Il Terzo tempo”, Dom, tutte le lettrici si innamorano di lui... E’ il complice di sempre, il testimone, uno che mi tiene d’occhio con discrezione, rispettando la mia fame di libertà. Amare, amo parecchio. Non necessariamente eseguendo le figure di danza previste. L’amore è, prima di tutto, uno spostamento del proprio ossessivo interesse per se stessi  su qualcun altro/altra. Scordarsi un po’ di se fa bene.

Per quanto riguarda il Benessere, Lidia Ravera, ha dedicato alle donne che seguono questo rubrica, un sorta di decalogo delizioso e delicato, ma sempre concentrato di determinazione e coraggio che rappresenta una sorta di “Istruzioni per l'uso, maneggiare con cautela”...
Dire a una persona una piccola cosa che desidera sentirsi dire, così, perchè ... se non ti va proprio di sorridere tu, anche far sorridere qualcun altro è un ottimo stabilizzatore emozionale (ti migliora l’umore). Leggere i libri che meritano di essere letti, mollare gli altri, appena ti rendi conto che non ti servono. Andare al cinema e andare ai concerti e andare all’opera e innamorarsi di un museo tornandoci spesso, sempre a guardare un quadro per volta. Acquisire la mentalità del viaggiatore, quello che può appassionarsi anche sul 97 barrato, percorrendo una città in autobus, senza altra meta che il viaggiare, guardando fuori dal finestrino con gli occhi di Bruce Chatwin...Non svaccare a tavola ma non farsi ossessionare dalle diete...Se ti piace una persona dirglielo, sceglierla , senza aspettare di essere scelte ( io non ci sono mai riuscita, ma credo che sia bello). Il corpo, inoltre, va esercitato. Non si può lasciare fermo. Arruginisce. Il benessere spirituale è innescato dalla curiosità (per tutte le età che attraversiamo, per l’intelligenza degli altri che sta nei libri, per la natura, per l’arte, per le persone...), è mantenuto dall’essere in pace con se stesse, certe di avere fatto del proprio meglio.”

Tutto questo significa abbracciare la felicità, costruendo piccoli momenti di gioia quotidiani.

Per concludere è stato affrontato il tema del limite della vita. Se non si impara a prendere confidenza con esso, non si potrà mai vivere e godere della vita, e di quello che ci regala ogni giorno.
La condizione umana è la condizione umana, poco importa che qualche miliardario americano abbia messo al lavoro schiere di scienziati per raggiungere l’immortalità. La vita, a un certo punto, finisce. Si può passare tutto il proprio tempo scappando, oppure guardare in faccia il limite e farci amicizia. Accettarlo. Imparare ad accettarlo, come si impara ad alzarsi da tavola, salutare e andare via. Anche se la cena era molto buona.”

E la cena sarà senz'altro buona stasera, in compagnia delle parole e consigli di Lidia Ravera su come abbracciare la felicità.
 
Grazie di cuore 

  
la vostra affezionata dottoressa del cuore

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