Dopo la fame d'amore, il digiuno, inizia l'appetito equilibrato










 

Vi ho lasciato con un’immagine un pò sfuocata che,  ancora oggi, ho impressa nella mente: il mio bellissimo cardiologo, la mia ipocondria e …..Una spa aggiungo adesso. Ma come sono collegate queste cose, e perché vi chiederete? Aspettate, e seguite la trama.

Riparto da me e dal mio fidanzamento ufficiale con la paura di amare. Pessima amante e compagna disattenta nel quotidiano. Con la sua premura perversa, mi ha circuita, corteggiata ed intrappolata in un matrimonio decisamente infelice.

Entriamo subito dentro al film, tratto da una storia vera, quella di Gaia, aspirante psicologa con alle spalle un trascorso impanicato, dove “ladottoressadelcuore”, era ancora un miraggio.

Studentessa di psicologia, con annesse paure di ogni tipo: avevo l’imbarazzo della scelta, della serie “ce l’ho, ce l’ho, ce l’ho, manca, ce l’ho…”, ma vi risparmio la lista penosa e suntuosa. Ero non solo affamata d’amore in ogni sua forma, ma di ogni articolo, libro, esperto che trattasse l’argomento della dipendenza affettiva; perché di questa si trattava, anche se ne avevo ancora una scarsa consapevolezza.

Ho sofferto per 5 lunghi anni (gli anni dell’università), di ansia, attacchi di panico e dipendenza affettiva.  Per quanto riguarda la fame ossessiva d’amore, credo di aver collezionato gli uomini più assurdi, patologici e inquietanti, creando un’altra “da me”, imprigionata nella sua gabbia d’amore, un amore senza ali, una farfalla storpia.
Nessuna avvisaglia e, come un passeggero oscuro, la dipendenza d’amore arrivava puntualmente.  Aveva sempre un posto riservato accanto a me. Ero praticamente posseduta dal mio cuore malato, che cercava amore dappertutto. E un bel giorno mi sono detta “mi sono stancata di vivere in questo modo” e la disperazione mi ha portato a rivolgermi direttamente alla mia dipendenza affettiva: “vieni  le dissi, vieni una buona volta e facciamola finita… Mostrati davvero per quello che sei”.
Volevo guardarla bene in faccia, volevo prendere la totale consapevolezza di cosa fosse questa solitudine interiore che mi portavo sempre dentro, questo vuoto affettivo che mi faceva aggrappare a qualsiasi uomo e nel frattempo, mi sono laureata brillantemente in Psicologia ufficialmente, ed in Psicologia dell’amore ufficiosamente. Lei era ancora la mia padrona (l’amore), ed io la sua umile e devota serva.

La prima svolta della mia dipendenza si chiama PsicoGaia. Pseudonimo che mi sono data per dare un’identità a quella psicologa, dalle forme ancora stanche e incerte, ma molto determinata nel voler approfondire e scrivere non solo “di se per sé”, ma per offrire i miei consigli, le mie esperienze di vita, attraverso una rubrica di psicologia curata da me, all’interno del blog del vicecapo redattore di Vanity Fair online. Un sodalizio che è durato circa un anno.
Ecco che ho sentito muoversi qualcosa: fare qualcosa che mi facesse sentire competente, divertente e utile per gli altri. Sentirsi in grado di gestire autonomamente la propria vita, crearsi degli spazi di autentica gratificazione personale. 

Questo il primo passo per uscire dalla dipendenza affettiva: la costruzione di autostima e di fiducia in sé.

E poi la grande decisione, la vera svolta, l’arrivo della “dottoressadelcuore”.  Un regalo, una coccola che mi sono voluta fare: 5 giorni in una spa di lusso nella campagna toscana.
 Il mio primo incontro romantico con me stessa…

In realtà, non voglio annoiarvi. Cio' che avete letto è già abbastanza. Se siete curiose/i di sapere davvero chi è la Dott.ssa del cuore, senza seguire la fiction, potete andare direttamente alla pagina
Chi è la Dott.ssa del cuore?

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